venerdì 25 novembre 2011

Tutto è ancora da giocare.


di Mario Polidori

Il fuoco mediatico delle ultime settimane sta avendo gli effetti desiderati. Non si trattava, almeno per quanto mi riguarda, di sovversione, ma di ottenere l'attenzione di chi credeva di fare i conti senza l'oste. Diciamo che tutto si può fare, sempre che sia discusso.

Neanche i "costruttori" della "caduta" di Berlusconi immaginavano una tale presa di coscienza e tutti sono stati costretti a rallentare. Probabilmente anche Napolitano ha qualche grana da risolvere, in questo momento. La velocità, per non dire la fretta, con la quale ha fatto insediare questo governo non riconosciuto, non ha pagato, pensava che dormissimo  ed invece eravamo svegli.
Per la verità molto di più di quello che molti pensavano, e che noi stessi pensavamo.
Persino il sig. Monti, per oggi il titolo di Professore glielo tolgo, da fine politico qual è, ha pensato di confessare che l'Europa si costruisce attraverso crisi e con la perdita della sovranità da parte degli Stati membri. Lui ha detto alcune sovranità, ma gli perdoniamo il manierismo politico delle cazzate che dice, tanto non è più Professore: quelle che chiama alcune sono anche le uniche che fanno della sovranità una sovranità. Persino lui è uscito allo scoperto, nel tentativo di far passare come scontato il sacrificio che dobbiamo fare per andare in Europa, quasi meravigliato del fatto che nessuno ce l'avesse detto prima.
E qui, però ha ragione, chi ci ha portato in Europa, tutte queste cose non ce le ha dette, non le sapevamo, nel solito marasma in cui viviamo non ci siamo troppo preoccupati di sapere che cosa era questa Europa. Siamo gente che lavora e passa ore sulle tangenziali d'Italia, non pensavamo di doverci preoccupare di questo, ci siamo fidati di chi pagavamo per farlo.
Ma adesso è finita, la lettera di licenziamento per tutti è stata spedita, cominciamo a capirci qualcosa.
Ma visto che stiamo dando dimostrazione di amor proprio, dignità e consapevolezza, continuiamo sulla strada dell'evoluzione del pensiero, che deve essere cara a tutti.
Abbiamo ottenuto attenzione, non usiamola per fare la guerra, almeno per il momento, usiamola per intavolare un contraddittorio, finalmente, un controllo diretto, che interrompa la catena di processi alla quale non abbiamo partecipato negli ultimi 60 anni, e per i quali ci siamo viste recapitare sentenze e condanne al nostro domicilio.
Il potere in democrazia è del popolo, il potere è nostro, quelli che con i nostri soldi fanno i regnanti in giro per il mondo, a puttane e non, sono la nostra feccia, non la nostra rappresentanza. Cominciamo a fare le cose come vanno fatte.
Non sappiamo se andremo in Europa o no, magari sì, magari no, ma saremo noi a deciderlo, perché finalmente qualcuno sarà costretto a spiegarcelo, e saremo noi a decidere, sovranamente e democraticamente.
E pacificamente, almeno per il momento.

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